Sociologia

sociologia cos'è e cosa studia

SOCIOLOGIA

Sociologia, cos’è e cosa studia

La sociologia è la scienza sociale che studia la società.

Nello specifico, l’oggetto di studio della sociologia sono i fenomeni sociali, a più livelli.

Manifestazioni, cause e conseguenze dei fenomeni sociali vengono analizzati nei processi e nei rapporti con altri fenomeni.

Il sociologo infatti attraverso la sociologia pone domande ed offre risposte analizzando fenomeni macroscopici, così come l’azione dei singoli individui.

 

Sociologia cosa significa

Etimologicamente sociologia deriva dal latino  socius (colui che vive in società) e dal greco logos (studio).

 

Sociologia, quando nasce

La sociologia nasce in ambito positivista come scienza autonoma per opera di Auguste Comte (1798 – 1857) con l’obiettivo di analizzare i fenomeni sociali applicando parallelamente la stessa metodologia utilizzata dalle scienze naturali.

 

Sociologia come scienza

Secondo Thomas Khun (1922 – 1996) la comunità degli scienziati, in ogni momento storico, condivide uno specifico insieme di teorie che Khun definisce “paradigma”.

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Nella sociologia però non esiste un paradigma predominante, per questo è definita una scienza multi paradigmatica.

All’interno delle sociologia quindi possiamo trovare diversi paradigmi,  ovvero degli assunti di base su cui il sociologo poggia le sue ricerche.

Paradigma dell’ordine:

Cosa genera l’ordine sociale  e quindi tiene unita la società?

Infranta la sacralità delle tradizioni, l’ordine sociale doveva essere ricercato all’interno della società stessa.

Thomas Hobbes (1582 – 1679) vedeva l’autorità come soluzione al caos.

Gli uomini, postulando un patto, si sarebbero sottomessi all’autorità coercitiva dello stato, il quale avrebbe garantito ordine e protezione, evitando così la guerra fra i singoli individui.

Per Adam Smith (1723 – 1790) l’elemento regolatore del mercato invece era una “mano invisibile”, la quale avrebbe regolato gli scambi fra individui unendoli sebbene perseguissero egoisticamente scopi diversi.

Per molti sociologi l’ordine deve trovare fondamento in qualche meccanismo interno all’organismo sociale, pertanto stato e mercato non risultano essere due risposte sufficientemente esaustive.

La società inizia così ad essere descritta e spiegata da modelli organicistici sempre più complessi.

Auguste Comte e Herbert Spencer (1820 -1903), partendo da presupposti differenti, elaborano entrambi un modello organicistico di stampo evoluzionistico.

La società quindi viene descritta come un organismo composto da un rete di relazioni interdipendenti, dinamiche e complesse. L’equilibrio che si genera fra le parti è sottoposto a un evoluzione continua dettata dalla competizione fra le parti. Gli organismi sociali, per adattarsi alle sfide imposte dall’ambiente, innescano processi di differenziazione e di divisione del lavoro, aspetto centrale nella teoria sociologica di Spencer.

Per Georg Simmel (1858 – 1918) è la divisione del lavoro stessa a rendere gli individui sempre più diversi, e per questo sempre più dipdenti l’uno dell’altro. Se da un lato la differenziazione del lavoro porta ad accentuare l’individualismo , dall’altro rendere le relazioni sempre più profonde ed interdipendenti.

In quest’ottica, l’ordine sociale non è generato dall’esterno ma è frutto di questa interdipendenza interna fra gli attori che compongono la società.

Per Emile Durkheim (1858 – 1917) lo studio della sociologia ruota tutto attorno all’ordine sociale.

Il grado di divisione del lavoro, secondo Durkheim, determina una differente forma di solidarietà sociale.

Nelle società con un basso grado di divisione del lavoro, è proprio la somiglianza fra gli individui a tenerli uniti, manifestando quella forma di coesione che Durkheim definisce “solidarietà meccanica”.

Quando invece aumenta il grado di divisione del lavoro, aumenta progressivamente anche il grado di interdipendenza fra le parti sociali, andando così a manifestarsi quella forma di coesione definita “solidarietà organica”.

 

Paradigma del conflitto:

Diversi autori classici della sociologia hanno spiegato il mutamento sociale analizzando il conflitto sociale.

Karl Marx (1818 – 1883) teorizza che fondamentalmente ogni rapporto sociale é determinato dai rapporti lavorativi instaurati durante la produzione e la distribuzione dei beni indispensabili alla vita stessa della società.

Secondo Marx la storia umana è da sempre caratterizzata da conflitti fra classi contrapposte.

Padrone e schiavo, signore fondiario e servo della gleba, capitalista e dipendente salariato….. ogni società in differenti periodi storici ha visto riproporsi una classe dominante contrapposta ad una classe sfruttata.

Marx teorizza che questo conflitto di classe, da sempre motore di trasformazioni sociali, andrà ad esaurirsi nel sistema capitalistico, profetizzando una rivolta proletaria e la nascita di una società senza classi sociali.

Max Weber (1864 – 1920) ritiene riduttivo considerare la sfera economico – lavorativa l’unico elemento su cui poggia il conflitto sociale.

La politica cosi come la legge e la religione sono variabili interconnesse che contribuiscono a generare vicendevolmente quelle dinamiche conflittuali che sono le condizioni su cui si sviluppa una società.

Secondo Weber l’origine dello spirito del capitalismo è da ricercare nel protestantesimo.

Il conflitto sociale, regolato dalle istituzioni, a sua volta influenza queste ultime rendendole temporanee e mutevoli nel tempo.

 

Paradigma della struttura:

Secondo questa lente di analisi ogni uomo, già dalla nascita, si trova guidato da delle linee sociali che porteranno questo individuo a introiettare credenze e valori.

Secondo questo paradigma saranno le strutture sociali stesse a dettare alle persone situate al loro interno le strade da percorrere.

Emile Durkheim sostiene che il comportamento di ogni singolo individuo è influenzato dai fatti sociali.

Massima espressione di questa sua teoria la identifica nel suicidio. Sebbene esso sia un chiaro esempio di scelta individuale, Durkheim spiega come anch’esso sia correlato a determinate cause sociali.

Anche la teoria dei ruoli si muove secondo queste logiche strutturali, essa infatti evidenzia come un determinato individuo, ricoprente un certo ruolo, avrà un comportamento facilmente prevedibile considerando la posizione stessa in cui si trova.

Per tanto, poiché la società stessa ad inserire un certo individuo in un determinato ruolo, sarà la società stessa ad esprimersi attraverso gli individui e non il contrario (concezione olistica).

 

Paradigma dell’azione:

Il capostipite del paradigma dell’azione è Max Weber.

Sostanzialmente il paradigma dell’azione si basa su due presupposti:

–          I fenomeni macrosociali sono il  frutto dell’azione dei singoli individui.

–          Per capire l’azione dei singoli individui è necessario comprenderne gli atteggiamenti, le credenze e le motivazioni .

Questi assunti su cui muovere le analisi dei fenomeni sociali si basano sull’individualismo metodologico che, in contrapposizione alla concezione olistica, ritiene l’individuo libero di scegliere le propie azioni, contribuendo così a determinare la società in cui è coinvolto.

Secondo questo paradigma l’essere umano pur essendo capace di scegliere razionalmente, attua differenti comportamenti dettati dalle sue credenze

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